L’ultima volta che ho visto il Gallo ero a Genova.
Era il 23 luglio del 2011 . Faceva un caldo pazzesco e mi ricordo che con un amico , aspettando a Sampierdarena che il corteo per il decenalle dal g8 partisse, entrammo in un supermercato a parcheggiare due brodobirre nei congelatori dei gelati.
Caldo, canti, bandiere e due splendidi compagni conosciuti in Nicaragua con cui faccio un pezzo mescolando ricordi e speranze.
Ma quando diretti a Caricamento passiamo nei pressi della comunità di San Benedetto succede qualcosa. Io sono nelle prime file dietro a un Casarini in lacrime, un tizio di 2 metri con un subcomandante tatutato sul petto e il solito tizio di 120-130 anni, con solitaria bandiera rossa logora ed espressione rassegnata che trovo ad ogni manifestazione, in ogni angolo del globo, mentre il camion davanti mi spara nelle orecchie per un 5-6 volte ” Rotta indipendente ” degli Assalti. Sono al mio posto.
Siamo quasi arrivati quando vedo il gigante col sub sul petto ed un altro ragazzo sollevare un piccolo ometto da terra e “posizionarlo”, proprio così, posizionarlo, in piedi su una sedia buttata nel cassone del camion.
Lo tengono per la tunica mentre questo piccolo vecchietto, afferrandosi al megafono che si è portato sul camion, e ai rasta del tizio alla sua sinistra che sta fumando un joint che gareggia con il megafono, copre musica, pensieri e rumore con le sue urla. Mi ricordo proprio quel momento.
Me lo ricordo come se fosse ora.
Lo devono tenere in tre ad un certo punto perchè ad una curva rischia di precipitare dalla sedia mentre alza il pugno e agitando la sua sciarpa rossa urla fino a perdere la voce:
” DA CHE PARTE STAI??????? Su la testa! Su la testa! Su la testa! Su la testa!”
Melquiades
